Yet there is considerable ambition in the rhythm, and although
prolix, like other contemporary compositions, and inflated by
superabundant episodes, it is not devoid of occasional poetic
feeling. In the dedicatory address he thus speaks of his volume:--
"De! dunque Signor mio, per tua merciede
Con lieta fronte schorri esto libretto,
Il qual sotto il tuo titolo honor chiede.
Forse leggiendol' ne fia alcun dilecto,
Per esser di molte herbe uno orticciuolo,
Quantunque el vi sia dentro erro e diffecto:
Pur che 'l non sia di tutto il vano orciuolo
Col qual l'aqua si tira, da le donne
Che feciono ai mariti si gran duolo.
Ogni casa non è posta in colonne;
Ognuno esser non può Dante o Patrarcha;
Ognun non porta pretiose gonne.
Ma spesse volte piccoletta barcha
Arriva in luoco, ove andando s'anniegha
Tal grossa nave che molto è men charcha.
De! s'al huom val quanto il Signor più priegha,
China la fronte altiera a questa scorza,
Ch'in questo mio arbor del pieta non niegha.
Et come il navichare hor poggia, hor orza,
Hor pope avvien, secondo i venti e l'onde
Cosi convien ch'in vario error mi torza.
Hor la mia voglia la ragion confonde,
Hor l'appetito impera, hor vivo in doglia,
Hor lieto, hor desioso, et non so donde.
Qual l'autunno ogni verde arbor spoglia,
Inverno asciugha, e primavera inverde,
Tal varia e nostra externa et mental voglia.
Ma tristo chiunque indarno il tempo perde,
Ch'è peggio ch'esser rozzo e senza lima,
Però che chi non è mai non riverde.
De! leggi, Signor mio, la vulghar ryma,
Et sia ti un modo da cacciar la noia,
Quando di gran facciende hai maggior stima."
As we shall give a place in our Appendix to Giovanni Sanzi's judgment
upon the painters of his day, we may here insert Filelfo's sonnet to
Gentile Bellini.
"Bellin! s'io t'hebbi mai fitto nel cuore,
Se mai chognobbi it tuo preclaro ingiegno,
Hor confess'io che sei fra gli altri degno,
D'haver qual hebbe Apelle ogni alto honore.
Veduta ho l'opra tua col suo cholore,
La venustà col suo sguardo benegno,
Ogni suo movimento et nobil segno
Che ben demonstri il tuo gientil valore.
Gientile! io t'ero affectionato assai,
Parendomi la tua virtu più rara
Che soglia esser l'ucciel che è solo al mondo;
Ne pingier sa chi da te non impara,
Che gloria a quegli antiqui hormai tolta hai,
In chi questa arte postha ogni suo pondo.
Forsse che troppo habondo
A te che non ti churi di tue lode,
Ma diciendone assai l'alma mia ghode."
Public-domain text, read in full here on John Shaqi.
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