Noi non sappiamo se con patti, e con quai patti una vulta si
manomettessero que’ Servi, che poi continuavano come Liberti a servire
in Casa de’ loro Padroni, con essere alzati a piu onorati impieghi.
Sappiamo bensi dal Tit. _ne Operis Libertorum_, e dall’ altro _de bonis
Libertorum_ ne’ Digesti, che moltissimi acquistavano la Liberta con
obbligarsi di fare ai Padroni de’ Regaii, o delle Fatture, se erano
Artefici, _Operas, vel Donum_. Questo si praticava verisimilmente dai
soli Mercatanti, ed altri Signori dati all’ interarse, ma non gia dalle
Nobili Case. Per conto di questo, le antiche Iscrizioni ci fanno vedere,
che moltissimi furono coloro, che anche dopo la conseguita Liberta
seguitavano a convivere, e servire in quelle medesime Case, non piu come
Servi, ma come Liberti, perche probabilmente tornava il conto agli uni e
agli altri. I Padroni si servivano di Persone loro confidenti, e gia
innestate nella propria Famiglia; ei Liberti cresciuti di onore, e di
guadagno poteano cumulare roba per se e per li Figli. Non ho io potuto
scoprire se i Romani tenessero Servi Mercenarj come oggidi. O di veri
Servi, o di Liberti allora si servivano. Cio posto, maraviglia e, che il
Pignoria, in trattando degli Ufizj de’ Servi antichi, imbrogliasse tanto
le carte, senza distinguere i Servi dai Liberti, e con attribuir molti
impieghi ai primi, che pure erano riserbati agli ultimi. E piu da
stupire e, citarsi da lui Marmi, che parlano di Liberti, e pure sono
presi da esso, come se parlassero di Servi.
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