A treatise on the esculent funguses of England: containing an account of their classical history, uses, characters, development, structure, nutritious properties, modes of cooking and preserving, etc.Badham, David
Science
A treatise on the esculent funguses of England: containing an account of their classical history, uses, characters, development, structure, nutritious properties, modes of cooking and preserving, etc.
Badham, David
Mushrooms -- England
“Giovanna Ballerini, montanara, d’ anni 26, moglie di Luigi Dodici,
nativa di Brugnello, Stato Sardo, e domiciliata in Lardirago, distretto
di Belgiojoso, provincia di Pavia, mangiò la sera del 19 maggio, 1831, in
compagnia di due suoi nipoti, Giuseppe Ballerini d’ anni 6, e Maria, d’
anni 12, buona copia d’ agarici di primavera, cotti nella minestra. Erano
dessi stati colti nel vicin bosco della Rossa, e da quella sventurata
probabilmente scambiati coi Prugnuoli (_Ag. mouceron_, Bull.), funghi
generalmente conosciuti da quegli alpigiani sotto il nome di Spinaroli,
o Maggenghi. All’ indomani allontanossi Giovanna da casa, come era suo
costume, onde provvedere ai proprj bisogni, ma trascorse alcune ore venne
assalita da forte oppressione all’ epigastrio, da nausee, da conati di
vomito, ecc., e costretta infine verso il meriggio dalla gravezza del
patire a tornarsene a casa, ove trovò dallo stesso male tormentati anche
i nipoti. I principali fenomeni morbosi che presentavano quegli infelici
all’ arrivo di Giovanna erano: nausee continue, dolori acutissimi allo
stomaco ed alle intestina, deliquj frequenti, convulsioni, ecc. Poco dopo
Maria ed in seguito Giovanna vennero prese da vomito ostinato di materie
bigio-nerastre, a cui s’accoppiava bentosto, per colmo di sventura,
un’ abbondante soccorrenza della stessa materia, e più innanzi di
pretto sangue. Impotente a recere, Giuseppe si struggeva in vani conati
di vomito. Chiamato verso sera in loro soccorso il sig. dott. Luigi
Casorati, medico condotto del luogo, mio collega ed amico, s’ adoperò ma
invano per sostare il vomito ed il colera, che specialmente in Maria ed
in Giovanna andavano sempre più imperversando. Le bevande mucilaginose,
il latte, gli oppiati, le fomentazioni ammollienti sull’ addome a nulla
giovarono. Si tentò la sanguigna, ma anche questa senza effetto. Alle ore
7 del mattino del giorno 21, 38 ore circa dall’ ingestione del fungo,
Giuseppe, chi si era ostinatamente rifiutato ad ogni medicina, non era
più; nè miglior sorte incontravano Maria e Giovanna, chi, tradotte all’
ospedale di Pavia, non ostante i soccorsi che vennero loro prodigati,
perivano nella stessa giornata fra le più terribili angosce, e senza
perdere gran fatto l’ uso dei sensi, la prima verso il meriggio, l’
altra verso le ore sette pomeridiane. All’ autopsia del cadavere di
Giuseppe Ballerini, eseguitasi in Lardirago, sotto i miei occhi, dallo
stesso Dottor Casorati che gentilmente me ne fece invito, ed alla
quale assisteva pure il sig. dott. G. Galliotti, si trovò lo stomaco
zeppo di un liquido verdastro, entro cui nuotavano ancora, unitamente
a buona porzione di riso e di erbe, varj pezzetti del fungo non ancora
decomposti, e che potei agevolmente riconoscere a qual parte della pianta
appartenessero; la mucosa di quel viscere sensibilmente injettata, e
coperta, specialmente lungo la piccola curvatura ed in vicinanza del
piloro, di grandi macchie di color roseo-livido intenso. Le intestina
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