“E per la Galassia, ha questo cielo grande
similitudine colla Metafisica. Perchè è da sapere
che di quella Galassia li filosofi hanno avuto
diverse opinioni. Chè li Pittagorici dissero che ’l
sole alcuna fiata errò nella sua via, e, passando
per altre parti non convenienti al suo fervore,
arse il luogo, per lo quale passò; e rimasevi
quell’ apparenza dell’ arsura. E credo che
si mossero dalla favola di Fetonte, la quale
narra Ovidio nel principio del secondo di
_Metamorfoseos_. Altri dissero (siccome fu
Anassagora e Democrito) che ciò era lume del sole
ripercosso in quella parte. E queste opinioni
con ragioni dimostrative riprovarono. Quello che
Aristotile si dicesse di ciò, non si può bene
sapere, perchè la sua sentenza non si trova cotale
nell’ una traslazione come nell’ altra. E credo
che fosse l’errore de’ traslatori; che nella
Nuova par dicere che ciò sia uno raunamento di
vapori sotto le stelle di quelle parte, che sempre
traggono quelli; e questa non pare avere ragione
vera. Nella Vecchia dice, che la Galassia non è
altro che multitudine di stelle fisse in quella
parte, tanto picciole che distinguere di quaggiù
non le potemo, ma di loro apparisce quello albore
il quale noi chiamiamo Galassia. [E puote essere
che il cielo in quella parte è più spesso, e
però ritiene e ripresenta quello lume] e questa
opinione pare avere, con Aristotile, Avicenna e
Tolommeo. Onde conciossiacosachè la Galassia sia
uno effetto di quelle stelle le quali non potemo
vedere, se non per lo effetto loro intendiamo
quelle cose, e la Metafisica tratta delle prime
sustanze, le quali noi non potemo simigliantemente
intendere se non per li loro effetti; manifesto è
che ’l cielo stellato ha grande similitudine colla
Metafisica.”[322]
Public-domain text, read in full here on John Shaqi.
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