Life of Lord Byron, Vol. 5: With His Letters and JournalsMoore, Thomas
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Life of Lord Byron, Vol. 5: With His Letters and Journals
Moore, Thomas
Byron, George Gordon Byron, Baron, 1788-1824; Poets, English -- 19th century -- Biography
"La venuta pure di Lord Clare fu per lui un epoca di grande felicità.
Egli amava sommamente Lord Clare--egli era così felice in quel breve
tempo che passò presso di lui a Livorno, e il giorno in cui si
separarono fu un giorno di grande tristezza per Lord Byron. 'Io ho il
pressentimento che non lo vedrò piu,' diceva egli; e i suoi occhi si
riempirano di lacrime; e in questo stato l'ho veduto per varii
settimanie dopo la partenza di Lord Clare, ogni qual volta il discorso
cadeva sopra di codesto il suo amico."]
[Footnote 91: "Nell' occasione pure della morire della sua figlia
naturale io ho veduto nel suo dolore tuttociò che vi è di più profondo
nella tenerezza paterna. La sua condotta verso di codesta fanciulla era
stata sempre quella del padre il più amoroso; ma dalle di lui parole non
si sarebbe giudicato che avesse tanta affezione per lei. Alia prima
notizia della di lei malattia egli fu sommamente agitato; giunse poi la
notizia della morte, ed io dovessi esercitare il tristo uficio di
participarla a Lord Byron. Quel sensibile momenta sarà indelebile nella
mia memoria. Egli non usciva da varii giorni la sera: io andai dunque da
lui. La prima domauda che egli mi fece fu relativa al Corriere che egli
aveva spedito per avere notizie della sua figlia, e di cui il retardo lo
inquietava. Dopo qualche momento di sospensione con tutta l'arte che
sapeva suggerirmi il mio proprio dotore gli tolsi ogni speranza della
guarizione della fanciulla. 'Ho inteso,' disse egli--'basta così--non
dite di più'--e un pallore mortale si sparse sul suo volto; le forze gli
mancarono, e cadde sopra una sedia d'appoggio. Il suo sguardo era fisso
e tale che mi fece temere per la sua ragione. Egli rimase in quello
stato d'immobilità un' ora; e nessuna parola dì consolazione che io
potessi indirezzargli pareva penetrare le sue orecchie non che il suo
core. Ma basta così di questa trista detenzione nella quale non posso
fermarmi dopo tanti anni senza risvegliare dì nuovo nel mio animo le
terribile sofferenze di quel giorno. La mattinà lo trovai tranquillo, e
con una espressione di religiosa rassegnazione nel suo volto. 'Ella è
più felice di noi,' diss' egli--'d'altronde la sua situazione nel mondo
non le avrebbe data forse felicità. Dio ha voluto così--non ne parliamo
più.' E da quel giorno in poi non ha più voluto proferire il nome di
quella fanciulla. Ma è divenuto più pensieroso parlando di Adda, al
punto di tormentarsi quando gli ritardavano di qualche ordinario le di
lei notizie."]
* * * * *
LETTER 504. TO MR. MURRAY.
"Genoa, October 9. 1822.
"I have received your letter, and as you explain it, I have no
objection, on _your_ account, to omit those passages in the new
Mystery (which were marked in the half-sheet sent the other day to
Pisa), or the passage in _Cain_;--but why not be open and say so at
_first_? You should be more straight-forward on every account.
Public-domain text, read in full here on John Shaqi.
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