The sidereal messenger of Galileo Galilei : $b and a part of the preface to Kepler's Dioptrics containing the original account of Galileo's astronomical discoveriesGalilei, Galileo
History
The sidereal messenger of Galileo Galilei : $b and a part of the preface to Kepler's Dioptrics containing the original account of Galileo's astronomical discoveries
Galilei, Galileo
Astronomy -- Early works to 1800; Jupiter (Planet) -- Satellites
“Ho ricevuto gusto, e contento particolarissimo nella lettura
dell’ ultima di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
delli 7 stante, ed in particolare in quella parte dove ella
m’accenna la favorevole inclinazione dell’ Illustriss. Sig.
Cons. Wackher, verso di me, la quale io infinitamente stimo,
ed apprezzo; e poichè quella ha principalmente origine dall’
aver io incontrate osservazioni necessariamente dimostranti
conclusioni per avanti tenute vere da sua Signoria Illustrissima
per confermarmi maggiormente il possesso di grazia tanto pregiata
da me, prego Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima a
fargli intendere per mia parte come conforme alla credenza di
Sua Signoria Illustrissima ho dimostrazione certa, che siccome
tutti i Pianeti ricevono il lume dal Sole, essendo per se stessi
tenebrosi, e opachi; così le Stelle fisse risplendono per lor
natura, non bisognose dell’ illustrazione de’ raggi solari, li
quali, Dio sa, se arrivino a tanta altezza, più di quello, che
arrivi a noi il lume di una di esse fisse. Il principal fondamento
del mio discorso è nell’ osservare io molto evidentemente con
gli occhiali che quei Pianeti di mano in mano, che si trovano
più vicini a noi, o al Sole, ricevono maggiore splendore, e più
illustremente ce lo riverberano; e perciò Marte perigeo, e a noi
vicinissimo si vede assai più splendido, che Giove; benchè a
quello di mole assai inferiore; e difficilmente se gli può coll’
occhiale levare quella irradiazione, che impedisce il vedere il suo
disco terminato, e rotondo; il che in Giove non accade, vedendosi
esquisitamente circolare. Saturno poi per la sua gran lontananza
si vede esattamente terminato, sì la Stella maggiore di mezzo,
come le due piccole laterali; ed appare il suo lume languido, ed
abbacinato e senza niuna irradiazione, che impedisca il distinguere
i suoi tre piccoli globi terminatissimi. Ora poichè apertamente
veggiamo, che il Sole molto splendidamente illustra Marte vicino,
e che molto più languido è il lume di Giove (sebbene senza lo
strumento appare assai chiaro, il che accade per la grandezza, e
candore della Stella) languidissimo, e fosco quello di Saturno,
come molto più lontano, quali doveriano apparirci le Stelle
fisse lontane indicibilmente più di Saturno, quando il lume loro
derivasse dal Sole? Certamente debolissime, torbide e smorte. Ma
tutto l’opposito si vede, perocchè se rimireremo per esempio il
Cane, incontreremo un fulgore vivissimo, che quasi ci toglie la
vista, con una vibrazione di raggi tanto fiera, e possente, che
in comparazione di quello rimangono i Pianeti, e dico Giove e
Venere stessa, come un impurissimo vetro appresso un limpidissimo
e finissimo diamante. E benchè il disco di esso Cane apparisca non
maggiore della cinquantesima parte di quello di Giove, tuttavia la
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