Life and Letters of Thomas Cromwell, Vol. 1 of 2: Life, Letters to 1535Merriman, Roger Bigelow
History
Life and Letters of Thomas Cromwell, Vol. 1 of 2: Life, Letters to 1535
Merriman, Roger Bigelow
Cromwell, Thomas, Earl of Essex, 1485?-1540
... ‘Dico adunque che in quei dì che il Cremonello era padrone e
governatore de l’isola, che Francesco Frescobaldo si ritrovava in
Italia, ove, come spesso a mercadanti interviene, avendo patiti molti
disastri e di gran danni ne la perdita de le sue mercadanzie, restò
molto povero; perciò che essendo uomo leale e da bene, pagò tutti quelli
a cui era debitore, e non puotè ricuperar ciò che da gli altri gli era
dovuto. Veggendosi egli ridutto a così povero stato, e fatto i suoi
conti e benissimo calculati, trovò che in Inghilterra aveva crediti per
più di quindici migliaia di ducati; onde si deliberò passar quindi, e
veder di ricuperar più che gli fosse possibile, e mettersi a viver il
rimanente de la sua vita quietamente. Così con questo pensiero passò
d’Italia in Francia, e di Francia in Inghilterra, e si fermò in Londra,
non gli sovvenendo perciò mai del beneficio che egli fatto già in
Firenze aveva al Cremonello; cosa veramente degna d’un vero liberale,
che de le cortesie che altrui fa, memoria mai non tiene, scolpendo in
marmo quelle che riceve, per pagarle ogni volta che l’occasione se gli
offerisce. Attendendo adunque in Londra a negoziar i fatti suoi, e
caminando un giorno in una contrada, avvenne che il Contestabile passava
anch’egli per la strada medesima, venendo a l’incontro del Frescobaldo.
Così subito che il Contestabile lo vide e gli ebbe gli occhi fermati nel
viso, si ricordò costui certamente esser quello, dal quale così gran
cortesia aveva in Firenze ricevuta, et essendo a cavallo, dismontò, e
con meraviglia grandissima di quelli che seco erano, chi v’erano più di
cento a cavallo de i primi del regno che gli facevano coda, l’abbracciò
con grande amorevolezza, e quasi lagrimando gli disse: Non sete voi
Francesco Frescobaldo Fiorentino? Sì sono, signor mio, rispose egli, e
vostro umil servidore. Mio servidore, disse il Contestabile, non sete
già voi nè per tal vi voglio, ma bene per mio grande amico, avvisandovi
che di voi ho giusta ragione di molto dolermi, perchè sapendo voi ciò
che io sono e dove era, devevate farmi saper la venuta vostra qui; che
certamente io averei pagato qualche parte del debito che confesso aver
con voi. Ora lodato Iddio che ancor sono a tempo; voi siate il benissimo
venuto. Io vado ora per affari del mio Re, e non posso far più lunga
dimora vosco, e m’averete per iscusato; ma fate per ogni modo, che in
questa mattina vegnate a desinar meco, e non fate fallo. Così rimontò il
Contestabile a cavallo e se n’andò in Corte al Re. Il Frescobaldo,
partito che fu il Contestabile, s’andò ricordando che cotestui era quel
giovine Inglese che egli già in Firenze in casa sua raccolse, e cominciò
a sperar bene, pensando che il mezzo di così grand’uomo molto gli
giovarebbe a ricuperar i suoi danari. Essendo poi l’ora di desinare, se
n’andò al palazzo del Contestabile, e quivi nel cortile poco attese che
egli rivenne. Il quale smontato che fu, di nuovo amicabilmente
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