Tuscan folk-lore and sketches, together with some other papersAnderton, Isabella Mary
General
Tuscan folk-lore and sketches, together with some other papers
Anderton, Isabella Mary
Folklore -- Italy; Italian literature -- Translations into English
Seguendo gli ulteriori stadi dello sviluppo dell’idea religiosa, il
Lang combatte fieramente lo Spencer e l’Huxley, accrescendo forza
alla propria teoria con addurre fatti osservati recentemente da vari
viaggiatori tra i nomadi più bassi dell’Australia, e dalla signorina
Kingsley fra le tribù selvagge dell’Africa (Zulu, Bantu, ecc.). Egli
prova quindi che tutte le razze primitive finora esaminate, perfino
i rozzi _Bushmen_ dell’Australia, hanno il concetto di un Essere
onnipotente, che esisteva prima che la morte entrasse nel mondo, che
vede ogni cosa, che punisce l’adulterio, la violenza alle vergini,
gli assalti a tradimento non soltanto contro i componenti la stessa
tribù ma anche contro altre persone. E a questo Essere non si offrono
sacrifizi, perchè, secondo le parole d’un _Bushman_, “noi non gli
possiamo offrir nulla che egli non abbia già.”
Ora, è vero che contemporaneamente a codest’Essere concepito così
largamente ed eticamente, quasi tutti i popoli adorano una folla di
spiriti, che sono gli spettri di persone morte, oppure che non sono mai
stati uniti ad un corpo, e che vengono propiziati con sacrifizi; di
modo che il culto degli spiriti è molto più in evidenza che non quello
del Dio grande e buono.
Domanda il Lang: Il Dio grande si è sviluppato più tardi da uno fra
la folla degli spiriti e spettri di antenati affamati? Oppure è
egli fondamentale nella religione di quei popoli? Nacque egli, per
così dire, prima che, per le esperienze sopra accennate, l’idea di
spirito fosse concepita; prima dunque che gli antenati e gli spiriti
vaganti fossero adorati; prima che l’Animismo divenisse la religione
apparente di quei popoli? L’Autore crede che quest’ultimo sia il
caso. È pur difficile che lo spirito di uno stregone o di un antenato
appartenente ad una sola famiglia sia stato assunto da una intiera
tribù alla dignità di Essere creatore di tutto; specialmente quando
si rifletta che codesti spiriti sono per lo più di indole cattiva o
almeno capricciosa, che non inculcano precetti etici, e che il loro
culto porge l’occasione a banchetti cari all’uomo di ogni tempo. Di
più, se l’Essere creatore fosse un’evoluzione ulteriore del pensiero
non più primitivo, godrebbe come prodotto recente una maggiore stima e
gli sarebbe attribuita maggiore importanza che non agli altri Iddii.
Invece si verifica il contrario. Il Creatore accenna fra molti popoli
a sparire addirittura. Se ne parla come di un Essere misterioso,
potentissimo, “di cui ci raccontavano i nostri padri,” ma che è ormai
quasi dimenticato. Codesto sarebbe un fatto assai strano nell’ipotesi
che egli fosse un Dio più recente degli altri. Inoltre, la fede nel
Creatore etico si trova con straordinaria purità fra i _Bushmen_, che
non hanno il culto degli antenati; prova lampante che fra loro almeno
lo sviluppo supposto dallo Spencer e dall’Huxley non ha avuto luogo.
Public-domain text, read in full here on John Shaqi.
Reviews
Reviews
No reviews yet
Be the first to share your thoughts on this work.
Elsewhere in the archive
Join the Discussion
Join the discussion
Sign in to leave a comment or review.
Sign InorCreate an account